Un pensatoio per l'Africa
Data: 22.11.2011
Di Viviana Premazzi e Matteo Scali, pubblicato sul numero 29, novembre 2011, del mensile Terre di Mezzo
Citano con scioltezza Toni Negri, William Morris e Ryszard Kapuściński; parlano di formazione e democrazia, ma anche di industrializzazione e sviluppo dell’Africa, tema di un convegno in programma il 24 novembre presso il Museo della Resistenza di Torino all’interno della mostra “Turin Earth. Città e nuove migrazioni”. Sono i giovani dell’associazione Africa quero te (“Ti amo”, in portoghese), per la maggior parte universitari residenti a Torino e originari di Camerun, Etiopia, Burundi, Mozambico e Capo Verde (ma non mancano gli italiani). Un gruppo di ragazzi tra i 20 e i 30 anni che nel febbraio 2009 hanno cominciato a ritrovarsi per raccontare sogni e utopie di una realtà troppo spesso conosciuta soltanto attraverso stereotipi, con lo sguardo disambiguo di chi vive un presente in Italia e pensa a un avvenire in Africa.
Il presidente Amarildo Valeriano, mozambicano di 29 anni, inquadra subito il problema: “Il nostro continente, visto da qui, era un posto che non conoscevo: alcune cose sono vere, ma c’è troppa enfasi sul fatto che tutto sia solo fame, povertà e guerra. Bisogna aiutare le persone a capire”. Nel nostro Paese Amarildo studia comunicazione e immagina il futuro delle nazioni africane. “Noi crediamo che gli studenti di oggi siano i leader di domani: qui abbiamo l’opportunità di imparare qualcosa di importante che potremo utilizzare per ottenere dei cambiamenti nei nostri Paesi d’origine”.
Un progetto ambizioso che, proprio per questo, non si concede limiti: “Il movimento che ha portato alla liberazione di molte nazioni africane era fatto anche da studenti della diaspora -dice Amarildo-. Per ora noi, sul loro esempio, ci prepariamo”. Se il ruolo delle seconde generazioni immigrate in Europa nel futuro del Continente nero è ancora da costruire, alcuni capisaldi sono già chiari. “Con le iniziative che abbiamo in programma da qui al prossimo maggio affronteremo a più riprese il tema delle rimesse e dell’importanza dell’innovazione sociale, anche in modo critico -conclude Amarildo-. Pensiamo infatti che l’Africa sia un terreno fertile, nel quale tuttavia i progetti di cosviluppo non riescono del tutto a funzionare: i soldi dall’Occidente arrivano, ma ancora non vengono trasferite buone pratiche, abitudini virtuose e novità culturali che possano davvero cambiare questa società”. Riflessioni interessanti, da seguire sul sito africaquerote.com.



