Se la sicurezza è sbilanciata

Data: 07.07.2009

Giovanna Zincone, La Stampa 07 Luglio 2009


Dichiarazioni forti e chiare di eminenti personalità politiche sono spesso seguite da fulminee smentite. Ci siamo abituati, ma questo comincia a capitare anche alle leggi. Forse perché sempre più spesso vogliono essere soprattutto dichiarazioni forti e chiare, poco consapevoli delle loro conseguenze sulla vita reale. La legge sulla sicurezza costituisce un eccellente esempio di questo stile. Vediamo perché.

Dopo aver presentato il reato di immigrazione clandestina come una terapia d’urto ad ampio raggio, ora si sostiene che la misura non riguarda chi già risiede in Italia, non - ad esempio - le sempre benedette badanti. Ma non è così. Il testo della legge include tra i nuovi rei non solo gli immigrati che passeranno la frontiera di straforo in futuro, ma anche tutti coloro che sono oggi in Italia privi di un permesso valido, quindi anche i clandestini di ieri e anche gli stranieri entrati legalmente il cui permesso è scaduto. La legge ha volutamente incluso tutti i presenti. Infatti, mentre in una prima versione si riferiva solo a “chi fa ingresso”, si è poi aggiunto “ovvero si trattiene”, proseguendo poi sempre con “in violazione delle disposizioni del presente testo unico”.
Ne deriva che tutti gli immigrati oggi irregolari possono essere puniti se non se ne vanno. E in base al codice penale (articoli 361 e 362), il fatto che l’irregolarità del soggiorno sia divenuto reato obbliga alla denuncia non solo i pubblici ufficiali (quindi le forze dell’ordine), ma anche gli incaricati di pubblico servizio (quindi conducenti di autobus, postini, bidelli). Se non lo fanno rischiano severe sanzioni. E, se è pur vero che la scuola dell’obbligo è stata indicata tra i servizi pubblici a cui si può accedere senza dimostrare la regolarità del soggiorno, tuttavia - a differenza di quanto accade per le strutture sanitarie - non è stato introdotto un esplicito divieto di denuncia, quindi i temuti presidi-spia di piccoli scolari potrebbero essere ancora lì, e con loro molti altri delatori per obbligo, in quanto operatori nei servizi pubblici. Certo non è detto che costoro si prestino a fare denuncia. Fino ad ora persino le forze dell’ordine hanno spesso chiuso un occhio quando pescavano irregolari socialmente innocui. In teoria potrebbero continuare, ma ora sono a rischio di trovare un solerte collega che li denuncia. Comunque, se le forze dell’ordine dovessero mostrarsi tenere, ad attivarle ci penserebbero le ronde? Il coordinatore delle ronde leghiste Max Bastoni ha affermato: “volgiamo fare le cose in regola, le pagliacciate le lasciamo ai balilla”. Tuttavia alcuni ricordano il suo slogan “Bastoni contro gli immigrati”.
L’eurodeputato Borghezio si è detto fiero del reclutamento nelle ronde che va bene al di là dei suoi Volontari verdi. Dello stesso onorevolecircola un video in cui invita militanti di estrema destra francesi a seguire il suo esempio: a camuffarsi da regionalisti e federalisti per entrare nelle istituzioni, mantenendo però intatto il proprio credo. Di tali marginali defaillance dei promotori delle ronde pochi sembrano curarsi. Date tutte queste controindicazioni, si può prospettare una subitanea riforma della riforma? Pare difficile che questo accada ad una legge simbolo appena approvata sotto il maglio del voto di fiducia. È più probabile che in tempi brevi per tamponare il caso badanti si segua la pudica soluzione di un super-decreto flussi invece della regolarizzazione proposta da Giovanardi? Vedremo.
Ancora una volta nell’immigrazione irregolare si evidenzia un nodo pesante e difficile da sciogliere: da una parte, va combattuta perché rompe le regole, perché può nascondere devianza e delinquenza, dall’altra, è difficile reprimerla indiscriminatamente senza pagare alti costi economici ed umani. Ma in politica i nodi difficili è bene non tagliarli con l’accetta. Qualcuno nella maggioranza l’ha capito.

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