Rapporto 2008 sull'Immigrazione in Piemonte: intervista ad Enrico Allasino

Data: 04.08.2009

A cura di Matteo Scali

Ascolta l'intervista ad Enrico Allasino, sul Rapporto 2008 sull'Immigrazione in Piemonte dell'IRES.

Quali sono le principali novità del rapporto per il 2008 in tema di immigrazione?

Il rapporto presenta come al solito il quadro della situazione demografica e lavorativa degli immigrati. Per tutto il 2007 e il 2008 il numero degli immigrati in Piemonte continua ad essere in crescita. Si segnalano dei sintomi di crisi occupazionale dovuto ovviamente alla crisi economia generale. Il rapporto presenta poi degli approfondimenti sul tema della scuola, sul tema della fecondità delle immigrate straniere, cioè della nascita di bambini da donne straniere. Presenta anche due approfondimenti specifici sul tema dell'asilo e dei rifugiati e sul problema della tratta degli esseri umani.

Tra i vari aspetti toccati dal rapporto un'ampia sezione è dedicata al contributo degli immigrati al mondo del lavoro. La relazione annuale di Bankitalia segnala che oltre il 70% dei redditi delle famiglie straniere in Italia è sotto ai 16.000 euro l'anno, contro poco meno del 50% di quelle italiane. Parlando di crisi economica, in che modo si può quantificare il peso che la crisi sta avendo sul lavoro degli immigrati in Piemonte?

Nella prima metà del 2008 la crisi economica non si percepiva molto nei dati, perché non era ancora cominciata. E' stato negli ultimi mesi del 2008 e nei primi mesi del 2009 che l'impatto della crisi sull'occupazione in generale, ma degli stranieri in particolare, è diventata visibile. Gli stranieri sono più esposti degli italiani al rischio disoccupazione, non solo e non tanto perché possano essere vittime di discriminazioni e licenziamenti ingiustificati, ma soprattutto perché sono gli ultimi arrivati, hanno dei lavori più precari o a tempo determinato e quindi più facilmente possono incappare in crisi e perdita del lavoro. Di conseguenza possono facilmente finire in disoccupazione, condizione che espone gli extracomunitari anche al rischio di perdere il permesso di soggiorno e quindi di diventare dei clandestini. E' anche vero che gli immigrati hanno meno facilmente diritto degli italiani agli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione ed altri strumenti di tutela, e questo li rende particolarmente fragili ed esposti alla crisi.

Un altro elemento importante del rapporto riguarda l'aumento della popolazione immigrata in Piemonte, che influisce direttamente a sostenere la natalità piemontese e a ringiovanire la popolazione della regione. Qual è la dimensione e la geografia di questo aumento e in che modo influisce sulla demografia piemontese?

Per tutto il corso del 2007 e del 2008, la popolazione straniera è continuata ad aumentare, nell'ordine di parecchie decine di migliaia, cioè come se una cittadina di medie dimensioni si aggiungesse ogni anno al Piemonte. In particolare questo apporto, che è ancora molto legato all'immigrazione dall'Europa orientale, si concentra nelle fasce giovanili, non solo perché naturalmente gli immigrati stessi sono relativamente giovani, ma anche perché hanno relativamente molti più figli rispetto agli italiani e questi vanno ad aumentare le classi di età giovanili. In particolare ad esempio nel 2007 in Piemonte il 16% dei nati registrati in anagrafe sono stranieri. Dal punto di vista della distribuzione territoriale di questa presenza, va rilevato come essa sia importante e significativa, non solo nei maggiori centri urbani e nei capoluoghi di provincia, ma anche in tutta una fascia del Piemonte meridionale, la collina e le Langhe, dove la popolazione si sarebbe molto ridotta se non fosse iniziato un consistente apporto (per quei comuni) da parte degli immigrati stranieri.

E' stata da poco approvata la legge sulla sicurezza. Nel rapporto sono contenuti ampi cenni sull'effetto atteso in Piemonte, soprattutto riguardo l'introduzione del reato di immigrazione clandestina. Quali sono le vostre previsioni?

Su questo tema il rapporto dedica alcune considerazioni, che sono state poi ampliate in sede di presentazione del rapporto stesso dall'avvocato Massimo Pastore. Il rischio è che introducendo in modo generalizzato il reato di immigrazione clandestina, si scoraggino in modo determinante gli immigrati, non solo dal ricorrere alla rete di servizi sociali e sanitari (dal pronto soccorso alle cure mediche), ma anche dall'esigere il rispetto dei propri diritti, anche i più elementari. Un immigrato clandestino che sia vittima di un reato (cioè ad esempio che sia ferito, vittima di discriminazione o di furti) sarà fortemente scoraggiato dal presentarsi alla polizia per esigere la tutela dei propri diritti. Quindi questo rischia di creare una grossa quota di popolazione comunque presente che sarà costretta a vivere nella più totale clandestinità, nell'ombra più totale, con grosse difficoltà a curarsi e a far rispettare i propri diritti umani più elementari. Difficile naturalmente dire quanti possano essere gli immigrati in questa condizione, ma possiamo ipotizzare che in Piemonte siano nell'ordine di qualche decina di migliaia, almeno 20-30 mila.

In collaborazione con Radio Beckwith

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