Cosa determina e orienta la partecipazione politica degli immigrati? (ita)

Data: 01.02.2012

Il dibattito sulla cittadinanza degli immigrati e dei loro discendenti sta finalmente riprendendo quota. Comprensibilmente, tutta l’attenzione è concentrata sull’orizzonte – si spera vicino – della riforma della sempre più iniqua legge del 1992. Si tende a non guardare al di là e, quando lo si fa, ci si affida spesso a preconcetti: che uso faranno dei loro nuovi diritti politici i neocittadini figli di una eventuale riforma?

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C’è chi teme improbabili mobilitazioni su basi etno-confessionali, chi vagheggia primavere di partecipazione multiculturale. In realtà, è probabile che l’esordio alla cittadinanza della prima generazione di italiani nati altrove – salvo forse che per alcune frange, peraltro già particolarmente attive - sarà tiepido, con tassi di partecipazione modesti. Purtroppo, però, è difficile fare previsioni ben fondate, perché in Italia le ricerche sugli atteggiamenti e i comportamenti politici degli immigrati e delle cosiddette seconde generazioni sono ancora rare. Delle indicazioni preziose ci possono però venire da studi importanti fatti in altri paesi, dotati di maggiore esperienza politica e scientifica su questo terreno. Michael Jones-Correa, sociologo della Cornell University, è stato invitato da FIERI e T-Wai, in collaborazione con la Facoltà di Scienze Politiche, proprio con questo obiettivo. Jones-Correa ha presentato i risultati di una ricerca recente sul tema della partecipazione dei latinos negli USA, e su come questa venga influenzata dalle esperienze politiche, dirette e indirette, dei migranti nel paese di origine.

In allegato proponiamo il paper presentato dal prof. Jones-Correa e i commenti di Ferruccio Pastore.

 

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