Libri e riviste
Immigrati: servizi uguali o diversi?
Sebbene con l’evolversi del fenomeno migratorio l’opzione di servizi di welfare rivolti indistintamente a tutta la popolazione sia prevalsa su quella di servizi dedicati agli immigrati, c’è da chiedersi se sia davvero la soluzione migliore. Il volume cerca di rispondere a questo interrogativo attraverso un’indagine comparata che analizza alcuni servizi per l’inserimento lavorativo, abitativo e scolastico nelle province di Torino e Cuneo. Non abbiamo trovato una risposta, ma interessanti dati empirici. A determinare il grado di orientamento dei servizi nei confronti degli immigrati pare essere una vasta gamma di fattori endogeni ed esogeni. La valutazione dei risultati in termini di integrazione suggerirebbe di orientare la popolazione immigrata verso i servizi generali, predisponendo però al loro interno dispositivi a essa dedicati. Tuttavia, anche la semplice presenza di azioni riservate agli immigrati tende a generare rimostranze tra gli autoctoni alzando il livello di conflitto. Resta quindi il dubbio su quale sia la soluzione ottimale. Quel che è certo è invece la difficoltà dei servizi a massimizzare contemporaneamente il benessere degli immigrati e dei nazionali, l’interazione non conflittuale tra stranieri e autoctoni, l’efficacia e l’efficienza rispetto al sistema di welfare in cui sono inseriti. Uscita in lbreria: giugno 2010 | Carocci editore
Irene Ponzo è ricercatrice di FIERI e borsista post-dottorato presso il Dipartimento di Scienze sociali dell’Università di Torino. Nella serie FIERI di Carocci ha recentemente pubblicato Conoscere l’immigrazione. Una cassetta degli attrezzi (2009) e La casa lontano da casa. Romeni e marocchini a confronto (2009).
Giovanna Zincone, presidente di FIERI, è attualmente Consulente del Presidente della Repubblica per i problemi della Coesione sociale. Dal 1998 al 2001 ha presieduto la Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati presso il Dipartimento per gli Affari Sociali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tra le sue recenti pubblicazioni ricordiamo Familismo legale: come (non) diventare cittadini italiani (Laterza, 2006), Immigrazione: segnali di integrazione (il Mulino, 2009).
Facce da straniero. 30 anni di fotografia e giornalismo sull'immigrazione in Italia
Dalla prefazione di Ferruccio Pastore: Quando, ormai più di trent’anni fa, l’immigrazione dall’estero in Italia cominciò a delinearsi come un fenomeno di massa, il mondo dell’informazione fu posto di fronte al problema di come rappresentare quella novità: che faccia attribuire allo straniero, nel momento in cui questo non era più soltanto una presenza passeggera e generalmente gradevole, come potevano essere quella della villeg- giante tedesca, dello storico dell’arte inglese o della diva americana in visita al Belpaese?
Che faccia dare allo straniero immigrato? Il modo in cui l’industria dei media ha risposto nei fatti a questa domanda è un oggetto di ricerca poco considerato, ma di grande importanza. La storia della rappresentazione dell’immigrazione straniera, infatti, non è soltanto un penetrante rivelatore di tratti fondamentali della cultura e dell’identità (delle culture e delle identità, sarebbe meglio dire) di una nazione. La storia delle rappresentazioni è anche uno strumento essenziale per capire le traiettorie future del fenomeno migratorio, perché in pochi altri ambiti le rappresentazioni contribuiscono tanto profondamente a plasmare le dinamiche sociali e le risposte politiche. La forza simbolica intrinseca del fatto migratorio e l’intensa politicizzazione che ne deriva fanno sì che l’immagine e la percezione dominanti dell’immigrazione (come fatto normale o come emergen- za, sviluppo naturale o corpo estraneo, risorsa o minaccia, necessità economica o fardello, ecc.) si riverberi direttamente sul discorso pubblico, sui comporta- menti privati e sulle dinamiche di mercato, sulle scelte politiche.
La rappresentazione collettiva di un fenomeno multiforme e dinamico, come l’immigrazione straniera, è a sua volta un processo inevitabilmente impetuoso e variegato. È come un fiume che si ingrossa progressivamente, non necessa- riamente in maniera proporzionale all’espansione quantitativa del fatto demo- grafico sottostante; un fiume fatto di tanti affluenti: memorie di esperienze in- dividuali, racconti di famigliari e amici, analisi specialistiche, discorsi politici, rielaborazioni artistiche, testi giornalistici e immagini documentarie. Ciascuno di questi rivoli concorre a determinare le nostre rappresentazioni – anch’esse, ovviamente, diversificate e stratificate a seconda della nostra posizione sociale, del nostro livello educativo e così via – di una novità sociale articolata come l’immigrazione straniera.
Questo libro descrive e interpreta, con una organicità e una sistematicità che hanno pochi precedenti in Italia, il corso di uno degli “affluenti” che hanno contribuito a plasmare le nostre rappresentazioni dell’immigrazione straniera: l’immagine fotogiornalistica. Vi si ricostruiscono trent’anni di storia del nostro immaginario, a partire dagli impaginati originali di otto tra i più importanti pe- riodici nazionali, in gran parte fedelmente riprodotti nel volume. I curatori e gli autori dei saggi contenuti in questo libro, che nasce da un progetto di ricerca di FIERI, ci fanno scorrere davanti agli occhi tre decenni di attualità, mettendola in prospet- tiva e consentendoci di ripensarla criticamente.
Uscita in libreria: maggio 2010 | Bruno Mondadori
A cura di: Luigi Gariglio, Andrea Pogliano, Riccardo Zanini
Che faccia dare allo straniero immigrato? Il modo in cui l’industria dei media ha risposto nei fatti a questa domanda è un oggetto di ricerca poco considerato, ma di grande importanza. La storia della rappresentazione dell’immigrazione straniera, infatti, non è soltanto un penetrante rivelatore di tratti fondamentali della cultura e dell’identità (delle culture e delle identità, sarebbe meglio dire) di una nazione. La storia delle rappresentazioni è anche uno strumento essenziale per capire le traiettorie future del fenomeno migratorio, perché in pochi altri ambiti le rappresentazioni contribuiscono tanto profondamente a plasmare le dinamiche sociali e le risposte politiche. La forza simbolica intrinseca del fatto migratorio e l’intensa politicizzazione che ne deriva fanno sì che l’immagine e la percezione dominanti dell’immigrazione (come fatto normale o come emergen- za, sviluppo naturale o corpo estraneo, risorsa o minaccia, necessità economica o fardello, ecc.) si riverberi direttamente sul discorso pubblico, sui comporta- menti privati e sulle dinamiche di mercato, sulle scelte politiche. La rappresentazione collettiva di un fenomeno multiforme e dinamico, come l’immigrazione straniera, è a sua volta un processo inevitabilmente impetuoso e variegato. È come un fiume che si ingrossa progressivamente, non necessa- riamente in maniera proporzionale all’espansione quantitativa del fatto demo- grafico sottostante; un fiume fatto di tanti affluenti: memorie di esperienze in- dividuali, racconti di famigliari e amici, analisi specialistiche, discorsi politici, rielaborazioni artistiche, testi giornalistici e immagini documentarie. Ciascuno di questi rivoli concorre a determinare le nostre rappresentazioni – anch’esse, ovviamente, diversificate e stratificate a seconda della nostra posizione sociale, del nostro livello educativo e così via – di una novità sociale articolata come l’immigrazione straniera.
Questo libro descrive e interpreta, con una organicità e una sistematicità che hanno pochi precedenti in Italia, il corso di uno degli “affluenti” che hanno contribuito a plasmare le nostre rappresentazioni dell’immigrazione straniera: l’immagine fotogiornalistica. Vi si ricostruiscono trent’anni di storia del nostro immaginario, a partire dagli impaginati originali di otto tra i più importanti pe- riodici nazionali, in gran parte fedelmente riprodotti nel volume. I curatori e gli autori dei saggi contenuti in questo libro, che nasce da un progetto di ricerca di FIERI, ci fanno scorrere davanti agli occhi tre decenni di attualità, mettendola in prospet- tiva e consentendoci di ripensarla criticamente.
Uscita in libreria: maggio 2010 | Bruno Mondadori
A cura di: Luigi Gariglio, Andrea Pogliano, Riccardo Zanini
Italiani a metà: giovani stranieri crescono
Secondo le proiezioni dell'Istat, nel 2050 circa un terzo della popolazione con meno di 24 anni avrà un genitore straniero. I figli dell'immigrazione sono importanti, non solo sotto il profilo quantitativo, ma anche perché contribuiranno a determinare il livello e la qualità del capitale umano di cui l'economia italiana avrà bisogno per competere con gli altri paesi.
Necessità demografiche e del mercato del lavoro rendono dunque la presenza dei figli dell'immigrazione "un bene necessario" in Italia, al pari di altri paesi europei. Si tratta di giovani che costruiscono le loro biografie di vita fra un altrove proprio di un passato più o meno lontano e una realtà italiana che caratterizza il presente, intrecciando le istanze delle famiglie e delle comunità di origine con le interazioni di una quotidianità talora soprattutto italiana. In questo modo crescono "gli italiani a metà", una generazione di giovani stranieri per cittadinanza, ma per stile di vita e orizzonte di riferimento non così distanti dai coetanei italiani per discendenza.
Necessità demografiche e del mercato del lavoro rendono dunque la presenza dei figli dell'immigrazione "un bene necessario" in Italia, al pari di altri paesi europei. Si tratta di giovani che costruiscono le loro biografie di vita fra un altrove proprio di un passato più o meno lontano e una realtà italiana che caratterizza il presente, intrecciando le istanze delle famiglie e delle comunità di origine con le interazioni di una quotidianità talora soprattutto italiana. In questo modo crescono "gli italiani a metà", una generazione di giovani stranieri per cittadinanza, ma per stile di vita e orizzonte di riferimento non così distanti dai coetanei italiani per discendenza. Uscita in libreria: 08 aprile 2010 | Edizioni Il Mulino
Roberta Ricucci svolge la sua attività di ricerca presso il Dipartimento di Scienze sociali dell'Università di Torino e il Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull'Immigrazione (FIERI) ed è membro del network europeo d'eccellenza IMISCOE. Da oltre un decennio studia, attraverso ricerche nazionali ed internazionali, i fenomeni migratori, con particolare attenzione ai percorsi di inserimento delle giovani generazioni. Su questi temi è autrice di numerosi articoli, anche su riviste straniere, e del volume sui figli dell'immigrazione "Generazioni in movimento" (con F. Olivero, ed. Ega, 2008).
La casa lontano da casa
L’accesso alla casa è un aspetto primario del processo di integrazione degli immigrati e, allo stesso tempo, uno dei più critici. Trovare un’abitazione adeguata e riuscire a mantenerla sta infatti diventando sempre più difficile per una larga fascia di popolazione e, in modo particolare, per gli stranieri. Alla luce di queste dinamiche, il volume indaga i processi di inserimento abitativo degli immigrati esplorando non solo l’area dell’affitto, ma anche che il passaggio alla proprietà, compresi gli effetti perversi che ne possono seguire.
Accanto all’esame delle dimensioni più tradizionali della sostenibilità economica e delle condizioni abitative, si sono inoltre approfondite le relazioni che si intrecciano attorno alla casa a partire da quelle con gli italiani nelle loro differenti vesti: proprietari, mediatori, vicini di casa, abitanti del quartiere. L’analisi di questi aspetti prende forma attraverso la comparazione tra famiglie romene e marocchine. Il confronto fa emergere diversi fattori capaci di influenzare i percorsi abitativi: i modelli familiari e i rapporti di genere, i pattern migratori, l’anzianità di residenza e lo status giuridico, le reti e il capitale sociale, le modalità di inserimento nel mercato del lavoro e le aspettative nei confronti delle istituzioni pubbliche.
L’abitare costituisce dunque un punto di osservazione privilegiato dell’inclusione degli immigrati che riflette quanto avviene nelle altre sfere di vita e, di conseguenza, rappresenta un oggetto di analisi estremamente articolato. A fronte di tale complessità, il volume si chiude con il tentativo di ricondurre i molteplici elementi emersi dal materiale empirico a uno schema concettuale unitario.
Uscita in libreria: - | Carocci editore
Irene Ponzo è membro di FIERI. Ha conseguito il dottorato di Ricerca sociale comparata persso l'Università di Torino ed è attualmente borsista post-dottorato presso il Dipartimento di Scienze Sociali dello stesso ateneo. Si occupa di integrazione abitativa, housing sociale e politiche locali per gli immigrati.
Accanto all’esame delle dimensioni più tradizionali della sostenibilità economica e delle condizioni abitative, si sono inoltre approfondite le relazioni che si intrecciano attorno alla casa a partire da quelle con gli italiani nelle loro differenti vesti: proprietari, mediatori, vicini di casa, abitanti del quartiere. L’analisi di questi aspetti prende forma attraverso la comparazione tra famiglie romene e marocchine. Il confronto fa emergere diversi fattori capaci di influenzare i percorsi abitativi: i modelli familiari e i rapporti di genere, i pattern migratori, l’anzianità di residenza e lo status giuridico, le reti e il capitale sociale, le modalità di inserimento nel mercato del lavoro e le aspettative nei confronti delle istituzioni pubbliche. L’abitare costituisce dunque un punto di osservazione privilegiato dell’inclusione degli immigrati che riflette quanto avviene nelle altre sfere di vita e, di conseguenza, rappresenta un oggetto di analisi estremamente articolato. A fronte di tale complessità, il volume si chiude con il tentativo di ricondurre i molteplici elementi emersi dal materiale empirico a uno schema concettuale unitario.
Uscita in libreria: - | Carocci editore
Irene Ponzo è membro di FIERI. Ha conseguito il dottorato di Ricerca sociale comparata persso l'Università di Torino ed è attualmente borsista post-dottorato presso il Dipartimento di Scienze Sociali dello stesso ateneo. Si occupa di integrazione abitativa, housing sociale e politiche locali per gli immigrati.


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