L'impatto della crisi sull'immigrazione: spunti per un confronto europeo (ita)

Data: 21.10.2009

L’impatto della crisi è fortemente asimmetrico. Essa mette in evidenza fragilità e punti di forza di paesi, settori, categorie, imprese e individui. Questo vale anche, in maniera specifica, per l’impatto della crisi sulle migrazioni e sui migranti. Dalla seconda metà del 2008, il boom migratorio che ha investito la UE negli ultimi anni ha subito un rallentamento. Ma in alcuni paesi, la frenata è assai meno brusca che in altri.

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In Italia, per esempio, il 2008 ha visto una crescita netta dell’immigrazione meno marcata che nell’anno precedente, ma pur sempre molto sostenuta (458.644 persone in più, pari a un +13,4%, a fronte del record, +16,8%, toccato l’anno precedente) [1].
Continua a crescere lo stock di immigrati anche in Spagna, dove pure l’impatto migratorio della recessione appare più marcato che da noi: lo rileva Ferruccio Pastore nell’intervento a un recente convegno. Un quadro articolato delle ricadute differenziate della crisi sui movimenti di popolazione e sulle politiche relative ci viene da un seminario organizzato da FIERI e Collegio Carlo Alberto. Nelle loro presentazioni, Jean-Pierre Garson e Jonathan Chaloff, rispettivamente Direttore e Senior Researcher della International Migration Division dell’OCSE, forniscono un quadro comparativo aggiornato e una serie di raccomandazioni per l’elaborazione di risposte politiche sostenibili ed efficaci.


[1] ISTAT, La popolazione straniera residente in Italia, gennaio 2009.

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