[Dossier] I perchè del voto romeno

Data: 11.01.2010

A proposito delle recenti tornate elettorali che hanno visto protagonisti i romeni residenti in Italia, abbiamo intervistato Miruna Cajvaneanu, ricercatrice e giornalista romena che vive in Italia, membro fondatore ed ex portavoce del Partidul Identitatea Romaneasca - Partito dei Romeni in Italia. Il suo blog ospita anche alcune video-interviste effettuate fuori dai seggi al secondo turno delle Presidenziali del 2009.

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A cura di Matteo Scali

Ascolta l'audio dell'intervista

Lo scorso 6 dicembre si è tenuto il ballottaggio per le presidenziali in Romania che hanno visto l'elezione di Basescu.

Si sono appena concluse le elezioni presidenziali in Romania, un processo che è stato molto difficile e con non poche polemiche, visto che il partito che sostiene Geoana, uscito sconfitto dal ballottaggio del 6 dicembre, ha chiesto alla Corte Costituzionale l'annullamento del processo elettorale. La Corte Costituzionale per la prima volta nella storia della democrazia romena ha deciso che venissero conteggiati di nuovo i voti nulli. Nei giorni scorsi si è quindi provveduto a ricontare tutti i voti, compresi quelli dei romeni all'estero. Il riconteggio ha confermato il risultato espresso all'indomani del ballottaggio, cioè la vittoria dell'attuale presidente Basescu.

In questa tornata elettorale alcune analisi si concentrano sui voti espressi dai cittadini romeni in Italia e Spagna, che sarebbero stati determinati per la vittoria dell'attuale Presidente. Sono voti numericamente consistenti e di questi una larga percentuale, oltre il 77% in Italia, sono andati a Basescu. Perché secondo lei vi è stata questa grossa affluenza di persone in questa occasione, cosa che non era accaduto il 6 giungo scorso per l'elezione degli organi amministrativi in Italia e per il Parlamento europeo?

Ci sono più aspetti da rilevare in questo discorso. Prima di tutto una premessa: l'affluenza alle urne è stata molto ampia per il ballottaggio del 6 dicembre (per cui parliamo di approssimativamente 150.000 voti dai romeni all'estero). Questo dato paragonato all'affluenza delle altre tornate elettorali sembra grande perché è più del doppio dell'affluenza del referendum del 2007 (che rappresentava il record di votanti romeni all'estero ndr.), che riguardava proprio Basescu, riconfermato Presidente della Romania dopo aver subito un procedimento simile all'impeachment americano. Anche se può quindi sembrare un dato alto, paragonato agli altri fenomeni elettorali, facendo un paragone con quello che succede con gli Italiani all'estero, risulta che i romeni hanno votato in un numero assai ristretto. Faccio questo paragone perché il numero degli italiani all'estero è molto simile al numero dei romeni all'estero: parliamo di 3- 4 milioni di persone.

L'Italia si è dotata di una legge (che è abbastanza recente anche vista la storia di emigrazione italiana), che ha molto favorito la partecipazione degli italiani all'estero. Voglio ricordare anche che gli italiani all'estero sono stati decisivi nella recente storia italiana e così è anche successo nelle consultazioni in Romania. La Romania non ha tenuto conto fino a questa tornata elettorale del 6 dicembre, dell'importanza del voto dei romeni all'estero. Va anche detto che la partecipazione è maggiore quando si tratta dell'elezione del Presidente della Repubblica. La Romania ha un regime semi-presidenziale e il Presidente, eletto direttamente dal popolo, ha maggiori poteri dell'analogo italiano. Stiamo parlando di una democrazia di recente formazione che ha seguito un regime dittatoriale che aveva al centro la figura di un condottiero. I romeni sono attratti dalle forti personalità e vi si riconoscono più direttamente quando devono affrontare un'elezione uninominale come in questo caso. Ecco perché l'entusiasmo non è stato uguale per le altre tornate elettorali. Posso aggiungere che alle scorse elezione del 6 giugno i romeni hanno avuto una serie di impedimenti nel partecipare effettivamente alle elezioni amministrative e per l'europarlamento. Prima di tutto si sa che i romeni avevano la doppia possibilità di votare sia per un europarlamentare italiano (essendo residenti in Italia), che per uno romeno e in questo caso ha prevalso la scelta di un candidato italiano. Questo aspetto è molto indicativo e non è stato studiato abbastanza.

D'altra parte per partecipare alle amministrative nelle poche città e comuni dove si sono svolte le elezioni, i romeni hanno dovuto, come alle europee, presentare una serie di documenti che hanno reso più difficoltosa la partecipazione. Per esempio l'autocertificazione, oppure il certificato elettorale da chiedere con un certo numero di giorni di anticipo. Molti di loro non sapevano di poter votare sia per eleggere i membri del consiglio comunale che per l'europarlamento. Alcuni comuni, tra i quali Roma, hanno mandato a casa alcune settimane prima, un'informazione che doveva essere rimandata assieme ad una autocertificazione e alla fotocopia di un documento; il certificato elettorale arrivava direttamente a casa. Ci auguriamo tutti, soprattutto chi lavora nell'ambito dei diritti elettorali degli stranieri, che questa cosa avvenga molto più spesso, cioè che da parte delle istituzioni si faccia più informazione per rendere possibile la partecipazione.

Il comportamento dei romeni all'estero non si può dunque spiegare attraverso una sola motivazione. Analizzando il comportamento del voto, volevo chiederle un parere rispetto alle alte percentuali di voto dei romeni in Spagna e Italia nei confronti di Basescu: 77% in Italia e 81% in Spagna. Come si può spiegare questo comportamento?[1]

Voglio partire da una polemica sviluppatasi in Romania subito dopo il ballottaggio, quando si sono resi tutti conto che il voto dei romeni all'estero, soprattutto in Spagna e Italia, ha deciso le sorti del futuro presidente. Ritorniamo un po' indietro nel tempo al primo exit-poll delle ore 21 del 6 dicembre in cui i quattro principali sondaggi delineavano un presidente, Geoana, che si è subito congratulato con tutti, anche se la differenza nei sondaggi era sotto un punto percentuale. Lui era sicuro della vittoria; infatti i giornali hanno detto che Geoana è andato a dormire Presidente e si è svegliato in tutt'altra maniera, perché i sondaggi evidentemente non avevano tenuto conto dal punto di vista statistico del voto dei romeni all'estero. Si sapeva che Basescu aveva un elettorato molto favorevole all'estero, ma non si sapeva quanta partecipazione ci sarebbe stata. Nessuno si aspettava quest'alta partecipazione.

Allo stesso modo ci domandiamo perché in Spagna e Italia: perché la grande maggioranza dei romeni all'estero sono residenti in uno di questi due paesi. Le stime parlano di un milione di presenze, tra le quali 800 mila residenti iscritti all'anagrafe e tra questi gli aventi diritto al voto (maggiorenni) sarebbero intorno ai 700 mila. Però in questo caso si è potuto votare anche non avendo al residenza in Italia, condizione che alle parlamentari del novembre del 2008 non era possibile. Nel 2008 io, volendo votare un rappresentante del mio collegio (romeni all'estero) dovevo presentare la mia residenza in Italia. Tantissimi romeni nel 2008 si sono recati alle urne ma non hanno potuto votare in mancanza dei documenti di residenza.

I romeni in Italia e Spagna, sommati, sono circa la metà del numero dei romeni all'estero.

Si è verificato inoltre un fenomeno interessante. Visto che le elezioni seguono il fuso-orario, appena alle 21 (ora romena) si è annunciato il risultato di Geoana presidente, molti romeni negli USA e Canada, si sono mobilitati e hanno aumentato le file davanti ai seggi, per votare Basescu. Si è visto un aumento del flusso, cosa che ha notato anche lo stesso Basescu quando ha fatto i suoi ringraziamenti. Alle 21 in Romania, in Italia e Spagna mancava un'ora alla chiusura dei seggi.

La spiegazione riguarda il lato emotivo, perché molti dei romeni all'estero sono partiti quando in Romania il presidente era Ion Iliescu, che è stato percepito da molti come l'erede del partito comunista romeno, essendo lui uno dei leader del partito comunista, che si è riformato nell'attuale partito socialdemocratico. Quindi c'è avversione verso questo partito che è percepito come di sinistra. In più Iliescu è ritenuto responsabile della forte emigrazione degli anni '90, perché in quel periodo in cui era Presidente della Romania, moltissimi romeni sono stati costretti, a loro dire, a migrare.

Un'altra spiegazione è che Basescu è visto come uno che ha lottato contro l'oligarchia di uomini d'affari e imprenditori, accusati di dirigere da dietro le quinte la situazione politica in Romania.

C'è quindi una serie di cause che hanno fatto sì che i romeni all'estero partecipassero molto dal punto di vista emotivo rispetto a quello che succedeva in Romania.

Lei ha redatto per la Fondazione Soros Romania, uno studio sul comportamento del voto dei romeni nel contesto di diaspora. Lo studio si trova su internet per ora solo in romeno. Ce ne vuole riassumere i punti principali?[2]

Il progetto è stato creato dalla Fondazione Soros per trovare gli spunti di riforma per il sistema legislativo romeno. L'argomento del voto dei romeni all'estero è di nicchia è se n'è parlato poco, perché la Romania ha un'emigrazione recente, a differenza dell'Italia, e la legislazione non è ancora adeguata. Quindi si rendeva necessario un approfondimento di questa materia. Mi sono occupata del voto dei romeni all'estero dal 2007, anno in cui la Romania è entrata dell'Unione Europea e i romeni, diventando cittadini europei hanno acquisito il diritto di partecipare alle elezioni amministrative ed europee.

Uno degli aspetti della ricerca riguardava anche il modo in cui i romeni esercitano il loro voto, il loro comportamento elettorale. Lo studio parte anche da un'analisi dei dati delle ultime tornate elettorali dalle elezioni del 2004. Ho realizzato anche due sondaggi parlando con circa 300 romeni in due occasioni elettorali diverse. La prima in occasione del referendum del 2007, quando c'è stata la maggior partecipazione al voto (72.000 voti in tutta la diaspora) prima di quest'ultima del 6 dicembre e la seconda per le elezioni parlamentari del novembre 2008.

In seguito ho condotto un paragone con il sistema elettorale italiano per quanto riguarda il diritto di voto degli italiani all'estero.

Il mio studio ha evidenziato che i romeni all'estero non hanno la possibilità di esercitare il loro voto. La ricerca si chiama infatti "Il voto dei romeni all'estero, un diritto negato", perché anche se la Costituzione afferma che i romeni godono degli stessi diritti e il voto è universale, di fatto i romeni all'estero non hanno la possibilità di esercitare questo diritto per via di molti impedimenti.

Primo tra tutti, la lontananza dai seggi. Fino alle elezioni parlamentari del 2008 esistevano al massimo 20 i seggi in tutta Italia, che per 800.000 romeni sono molto pochi. Per le presidenziali di quest'anno il numero dei seggi è più che raddoppiato, arrivando a 55. La loro diffusione è stata migliore e ha tenuto conto anche della distribuzione dei romeni sul territorio. Purtroppo non è abbastanza. Ad esempio a Torino, dove vive la terza comunità romena in Italia e la prima come percentuale sulla popolazione totale, c'è stato soltanto un seggio. Il 22 novembre si è formata una fila di 250 persone e molti hanno rinunciato a votare, oppure sono arrivati alle 21 davanti al consolato o al seggio e non hanno potuto votare perché era chiuso.

Quindi è emerso questo problema: i romeni hanno il desiderio di partecipare, ma non è adeguata l'organizzazione del processo elettorale per esercitare questo loro diritto.

Questa è anche la conclusione emersa dal mio studio in cui ho condotto un paragone con il sistema Italiano del voto per corrispondenza che ha permesso a molti più Italiani di esercitare il diritto di voto.

Rispetto al processo di integrazione europea tra i vari stati membri, queste tornate elettorali che cosa ci mostrano, soprattutto relativamente alla comunicazione tra l'emigrante e il paese d'origine?

In primo luogo penso dimostrino che un cittadino europeo è più interessato ad essere rappresentato nella prossimità. C'è una legge della prossimità che vede il cittadino romeno posto di fronte al diritto di poter votare un europarlamentare romeno o italiano. Di fronte a questa scelta spesso sceglie quello italiano. Allo stesso modo l'interesse sta crescendo per la partecipazione al voto alle amministrative.

Voglio aggiungere che nell'ultima tornata elettorale per le amministrative sono stati eletti cinque consiglieri comunali romeni. I romeni secondo le leggi europee hanno il diritto di voto attivo e passivo, quindi possono anche candidarsi con certi limiti (non possono essere candidati-sindaco, ma possono candidarsi per un posto di consigliere comunale). Il caso più clamoroso è stato quello di Padova dove Nona Evghenie è entrata a far parte del consiglio comunale ed è responsabile della politica economica del consiglio, una posizione molto prestigiosa. Oltre a questo possiamo citare il caso di Marcellina, vicino a Roma, dove è stato eletto un membro del consiglio comunale di cittadinanza romena.

E' un fenomeno nuovo che non può essere paragonato a nulla di simile del passato, perché purtroppo nessuno ha previsto gli effetti di questa emigrazione di massa all'interno della Comunità Europea. Dico purtroppo, perché l'informazione manca a partire dal livello più alto fino a quello più basso. Manca addirittura negli uffici comunali, perché nel 2007, il primo anno in cui i cittadini romeni hanno potuto partecipare alle amministrative ci sono stati tantissimi comuni che non sapevano del diritto di voto dei romeni e non si sono preparati in tempo con le autocertificazioni, i certificato elettorali e nemmeno con una campagna di informazione. Queste eventualità dovevano essere previste, tenendo conto della mobilità di un elevato numero di lavoratori.

Quando parliamo di un contesto europeo, parliamo soprattutto di un libero movimento delle persone e questo implica anche la partecipazione, perché non possiamo parlare di una partecipazione economica alla spesa come avviene nei comuni, senza una partecipazione nell'amministrare questi benefici.

Che cosa è auspicabile secondo lei per l'Italia, in che modo si dovrebbero muovere le istituzioni locali?

Credo sia necessaria una presa di coscienza da parte delle istituzioni di questa partecipazione. Le istituzioni hanno già iniziato a rendersene conto, perché hanno capito che i romeni possono avere un peso elettorale. Questo è molto interessante. Ho notato l'emersione di questo nuovo fattore elettorale a livello dei piccoli comuni e delle piccole cittadine. Prendiamo il caso di Ladispoli o di Marcellina, vicino a Roma, dove vivono moltissimi romeni (perché è noto che i romeni scelgono di vivere nelle piccole città intorno alle grandi metropoli). Se parliamo di una città con alcune migliaia di abitanti, in cui alcune centinaia di romeni hanno diritto di voto, essi diventano un peso elettorale che inizia a essere preso in considerazione dagli attori politici locali.

Quindi io mi auguro che questo discorso del voto dei romeni in quanto cittadini comunitari sia preso molto più sul serio e sia fatta una campagna di informazione che non abbia come target la sola comunità romena, ma che sia indirizzata anche ai vari attori della scena politica. Mi è capitato di incontrare un deputato che non sapeva esattamente che i romeni possono votare e se ne meravigliava. Essendo anche giornalista ho posto una domanda al Presidente della Camera Gianfranco Fini, alcuni mesi fa, sul voto dei romeni: ho voluto capire che impressione avesse sui romeni come elettorato. Lui mi ha risposto in modo molto aperto e mi ha detto che sarebbe auspicabile che ci fosse una presa di posizione favorevole che renda effettivo questo diritto. La sua presa di posizione ha avuto non poche reazioni da parte del mondo politico italiano, perché la sua dichiarazione è stata ripresa anche dalla stampa italiana.



[1] Cristian Gaiță, Românii din Italia și Spania au decis președintele României, 7 Dicembre 2009, Adevarul online

[2] Una versione in romeno della ricerca può essere reperita sul sito della Fondazione Soros Romania; Miruna Cajvananu, Reprezentarea diasporei si votul romanilor din strainatate, 14 maggio 2009

Leggi il Dossier "Dossier voto romeno"

La Romania di oggi, a conclusione delle dibattute elezioni presidenziali, si presenta come un Paese in eterna trasformazione sociale ed economica, dove i cittadini si confrontano giorno per giorno con costi della vita cresenti e con le conseguenze di una recessione che si è abbattuta con più forza che in molti altri stati europei. Il PIL è passato da una crescita di +8% del 2008 a - 8% del 2009, si stima che con l’inizio del 2010 il tasso di disoccupazione sarà raddoppiato raggiungendo quasi il 10%, mentre il valore delle rimesse degli emigrati è caduto bruscamente.

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