[Dossier] "Francesca", il neorealismo che spaventa italiani e romeni

Data: 11.01.2010

Le reazioni della comunità romena in Italia alla pellicola di Bobby Paunescu.
Intervista a Pietro Cingolani a cura di Giacomo d’Alelio. Liberazione, 6 Gennaio 2010.

«Ho visto il film in Romania e le parole, che in Italia hanno fatto gridare allo scandalo, sono curva per la Mussolini, e cacat per il sindaco di Verona Tosi. La lingua romena è polisemantica, la stessa parola vuol dire più cose. E come mi diceva una studentessa romena che studia in Italia, il popolo, quando si riferisce ai propri politici, per manifestare delusione, ne parla come dei curva: persone con due facce, false, da qui puttana… Ma lo dicono anche del presidente Basescu! E cacat è la persona che non agisce, debole, per questo merda. Ben lontani dai significati così forti della versione italiana!» Inizia così la nostra conversazione su Francesca di Bobby Paunescu, portatore di tanta ira in Italia, Pietro Cingolani, giovane antropologo, un corso all’Università di Torino, ricercatore presso Fieri (Forum internazionale ed europeo di ricerche sull’immigrazione), autore di “Romeni d’Italia” edito da Il Mulino, che, pubblicato nel 2009, e presentato all’Accademia di Romania a Roma, in sala l’Ambasciatore Razvan Victor Rusu, continua la sua strada di sensibilizzazione con il prossimo incontro che si terrà il 21 gennaio alla Biblioteca Civica di Terni voluto dall’Associazione italo-romena “Il  Pettirosso”.
«I romeni vedono Francesca come un film della nuova corrente romena simile al nostro neorealismo - continua Cingolani -, che mostra le difficoltà che vivono nella loro terra, e
per questo con poco appeal. In Romania si sta cercando di entrare nel consumo di massa, per un nuovo inizio, e si preferiscono film d’evasione. Tra l’atro, qui da noi, chi è andato a vederlo, sono soprattutto italiani. Chissà cosa pensava il popolo italiano, in pieno boom economico, dei film neorealisti…». Voler dimenticare, quindi, più che  riaffrontare un passato recente doloroso, in una condizione presente ancora di emarginazione.
«È una cosa molto dura per un emigrato rivedere, ricordare ciò che si è cercato di rimuovere. Per il ventennale dalla caduta del regime di Ceausescu (il 22 dicembre 2009, ndr), l’anno scorso a Torino l’associazione culturale Carpatina Onlus ha indetto un concorso nazionale, “Ricordi dalla dittatura”, per raccogliere storie personali su quegli anni, i giorni della rivoluzione. E pochissimi hanno partecipato! Per fortuna sono riusciti comunque a realizzare la pubblicazione del libro “Memorie di una dittatura”. E del resto, anche per questo, ho sentito romeni affermare che preferiscono, nel bene e nel male, non alzare polveroni che li possano delegittimare. Preferiscono, come nel caso di Francesca, che non si utilizzino parole come puttana, perché sanno che in Italia non è una gran cosa farlo... Cercano di essere accettati. E ci stupiremmo nel sapere quanti lavoratori romeni simpatizzino per i partiti di centro destra, che puntano sul rafforzamento di identità forti etno-nazionali». In effetti, in un forum che è stato aperto sul sito
www.hotnews.ro, il regista e l’attrice disponibili a rispondere, si chiede a Paunescu perché non faccia film leggeri…
Ma allora tutto questo scandalo? «Denota innanzitutto una cattiva conoscenza del mondo romeno della Mussolini, e di molta Italia. Siamo molto naif nel guardare la Romania,
luogo dove ora gli adolescenti, sapendo quanto devono faticare i loro genitori per mandar loro soldi, preferiscono rimanere a casa. Una strumentalizzazione senza senso, dato
che il film è tutt’altro che una critica al nostro paese, visto come luogo in cui si potranno colmare i sogni della protagonista. Dove però non arriverà, bloccata dal suo paese…». Come conferma lo stesso Raluca Lazarovici, intellettuale, scrittore, poeta romeno, presidente dell’associazione MigraMente, con le sue parole contenute nel sito di FIRI (Forum degli intellettuali romeni d’Italia): «Il film vuole essere una critica sociale in veste artistica della società romena. La società bucarestina risulta violenta, malvagia, ai limiti della perversione, con tare del vecchio regime ancora funzionanti, a cui si è aggiunto il potere dei soldi.
Elemento profondamente innovativo è che si salvi, tra tutti i maschi presenti nel film, esclusivamente il personaggio omosessuale, proprio in una Romania nella quale, fino a non
molto tempo fa, l’omosessualità era reato, oltre che una vergogna sociale. Spetta invece alla donna, nonostante la sua fragilità, il compito di salvare la società romena nella sua multidimensionalità, essendo l’unica in grado di offrire la possibilità di una nuova rinascita, attraverso un parto , doloroso ma necessario.
Ed è proprio per questo che la lettura più appropriata del film è quella di un’energia vitale enorme che contiene in nuce la promessa di un nuovo inizio». Miruna Cajvaneanu,
giornalista romena a Roma, che scrive sulla Gazeta Romaneasca, e su hotnews.ro, ci dice: «Dopo il film, molti romeni a Verona hanno difeso il sindaco Tosi. C’è chi lo ha visto come un affronto sia all’Italia che alla Romania. L’ex consigliere del Presidente del Senato romeno, Marian Mocanu, ha sostenuto la Mussolini e Tosi. A Padova il consigliere comunale Nona Evghenie, del Pd, ha organizzato proiezioni per la comunità romena, come il centro culturale “La strada” a Roma». A Civitavecchia (Roma), mentre la popolazione, per paura, ha bloccato lo scorso novembre la costruzione di una chiesa ortodossa, che andava a rispondere alle esigenze della numerosa comunità romena presente nella città portuale, è stata inaugurata una nuova parrocchia all’interno del porto, un luogo di culto per turisti, marittimi e viaggiatori di passaggio. Un prete romeno a reggerne le sorti. Mentre il film sembra essere scomparso dalle sale, e lo scandalo un’eco ormai lontana, a queste contraddizioni si accosta una testimonianza che raccogliamo dall’Associazione Bucovina di Torino, una voce del popolo: «Sono pochi quelli che si informano sulla verità romena, condizionata dalla cronaca nera. Siamo una comunità grandissima
in Italia. E se ne parla solo in modo negativo, per danneggiare la nostra immagine, e costringerci ad accettare salari sempre più bassi».

Leggi il Dossier "Dossier voto romeno"

La Romania di oggi, a conclusione delle dibattute elezioni presidenziali, si presenta come un Paese in eterna trasformazione sociale ed economica, dove i cittadini si confrontano giorno per giorno con costi della vita cresenti e con le conseguenze di una recessione che si è abbattuta con più forza che in molti altri stati europei. Il PIL è passato da una crescita di +8% del 2008 a - 8% del 2009, si stima che con l’inizio del 2010 il tasso di disoccupazione sarà raddoppiato raggiungendo quasi il 10%, mentre il valore delle rimesse degli emigrati è caduto bruscamente.

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