[Dossier] Come votano gli immigrati? (ita)
Data: 11.01.2010
Come votano, o come voterebbero, se potessero, gli immigrati in Italia? Mentre il dibattito sulla riforma della legge sulla cittadinanza divide il Parlamento e il paese, questa domanda acquista una rilevanza crescente, non solo scientifica, ma anche politica. L’osservazione dei comportamenti elettorali della comunità romena ci consente di abbozzare una risposta, fondata non solo su congetture. In quanto cittadini comunitari di fresca investitura, infatti, i romeni in Italia hanno potuto votare alle Europee e alle Comunali del giugno 2009.Questi diritti politici di fonte sovranazionale si sommano alla facoltà di partecipare “da lontano” alle consultazioni indette nel loro paese. E’ quello che hanno avuto la possibilità di fare in occasione delle elezioni presidenziali svoltesi in due turni tra il 22 novembre e il 6 dicembre 2009. L’analisi dei comportamenti elettorali dei romeni in queste due tornate, svolta da Francesco Tarantino in questo articolo, ci offre preziose indicazioni su un aspetto del nostro futuro politico finora trascurato, ma destinato ad acquistare un peso crescente.
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Di Francesco Tarantino
I Romeni in Italia al voto
I cittadini romeni sono il gruppo di stranieri più numeroso nel nostro paese e rappresentano il 23,2% del totale degli immigrati e il 70,3% di quelli comunitari [1]. I residenti, all’ inizio del 2009, erano 796.477 ma il dato è destinato a crescere ulteriormente sebbene l’effetto dell’ingresso della Romania nell’UE sulle iscrizioni anagrafiche sembrerebbe in leggera diminuzione rispetto agli ultimi due anni.
La presenza romena si concentra soprattutto al nord (53,1%), seguito dal centro Italia (32,9%), e dal sud dove risiede la minoranza (14%). A livello di singole città le concentrazioni più importanti sono al centro (Roma e Latina, ad esempio) e la Capitale è la città che ospita la comunità più numerosa; al nord la comunità romena appare più dispersa ad eccezione della città di Torino che rappresenta quella più consistente del nord Italia. Pur lavorando prevalentemente in grandi città come Roma, Torino, Milano molti di loro hanno deciso – a causa dell’ aumento dei prezzi delle abitazioni – di spostare la residenza nei comuni limitrofi più piccoli, andando ad incidere significativamente sui saldi anagrafici dell’hinterland milanese, della cintura torinese o della provincia romana.
La massiccia presenza romena, dunque, nei capoluoghi così come nei comuni vicini, evidenzia la necessità di cominciare ad osservare con attenzione i fenomeni partecipativi di questa comunità, siano essi rivolti al contesto di arrivo, o a quello di origine. In altre parole, la crescita esponenziale dei romeni in molti comuni italiani impone una riflessione sulle caratteristiche partecipative di questo gruppo e sulle sue potenzialità elettorali.
Un’ottica transnazionale dei fenomeni partecipativi dei migranti suggerisce di osservare le attività politiche, tra queste l’espressione del voto, messe in atto contemporaneamente nel paese di arrivo e in quello di partenza. Molti migranti, infatti, tendono a mantenere forti legami politici con le polities del paese di origine pur integrandosi lentamente, anche dal punto di vista politico, nel contesto di residenza.
I cittadini romeni che risiedono all’estero godono del diritto di voto per le elezioni presidenziali, a cui possono partecipare recandosi ai seggi allestiti nei vari paesi. Allo stesso tempo, in quanto cittadini comunitari, possono sia votare per le elezioni europee (o votando per i candidati romeni o esprimendo l’opzione di voto per i candidati italiani al Parlamento Europeo) nonché per le elezioni comunali italiane, nelle quali godono di elettorato attivo e passivo.
L’entrata della Romania nella UE, dunque, ha notevolmente arricchito il pacchetto di diritti politici dell’immigrazione romena in Italia. I tassi di partecipazione alle diverse consultazioni elettorali cui hanno preso parte, però, suggeriscono un diverso significato che viene attribuito allo strumento elettorale, differenziando innanzitutto quello rivolto allo Stato di origine da quello per il contesto italiano di residenza.
Il voto nel contesto di residenza: elezioni europee ed amministrative 2009
I romeni in Italia hanno avuto l’opportunità, per la prima volta, di votare per le Elezioni Europee del 6 e 7 giugno 2009. Tre erano le alternative per partecipare alle elezioni: a) votare per i candidati del proprio paese presso le ambasciate o i consolati, b) tornare in patria per votare e c) esprimere il voto nel Comune di residenza nel nostro Paese, scegliendo tra i candidati spettanti all'Italia. Quest'ultima possibilità, prevista dalla direttiva 93/109/CE, recepita in Italia nel 1994, prevede sia l'elettorato attivo che quello passivo alle elezioni del Parlamento Europeo per i cittadini della UE residenti in uno Stato membro di cui non hanno la cittadinanza.
Per votare nel comune di residenza è però necessario compilare una domanda e presentarla in Comune, almeno 90 giorni prima della data delle consultazioni.
Solo il 2% degli 800.000 romeni in Italia, però, ha optato per quest’ultima possibilità.
Ad esempio, nella Provincia di Roma, a fronte della presenza di 122.310 romeni residenti, gli elettori che hanno fatto richiesta di iscrizione per le Europee sono stati soltanto 2.597 [2]. Nella Provincia di Torino, dove risiedono 85.817 romeni, solo 2.285 elettori comparivano nelle liste elettorali per le Europee. Ancora più basso il dato della Provincia di Milano dove, a fronte di 40.742 residenti, solo 735 hanno fatto richiesta di iscrizione nelle liste del Comune [3]. Nella classifica degli elettori romeni iscritti nelle liste elettorali dei comuni italiani spicca il dato di Latina dove ne risultavano 1.329, a fronte di 14.625 residenti in tutta la provincia pontina.
Questi dati sembrerebbero sottolineare una generale sfiducia nei confronti della possibilità di voto per candidati italiani al Parlamento Europeo [4]. Per poter affermare questo è però necessario confrontare brevemente il dato con quello dei romeni che hanno scelto di votare per candidati nazionali.
In generale le prime elezioni europee non hanno riscosso particolare successo anche nella stessa Romania, dove l’affluenza generale è stata del 27,7% [5]. Incrociando i dati sul voto in Italia con quelli relativi al voto per candidati romeni, non sembra di poter affermare che l’immigrazione romena abbia preferito votare candidati nazionali al Parlamento di Strasburgo. Dei 4.367.064 elettori all’estero, infatti, solo 14.330 hanno votato per candidati romeni [6]. In particolare in Italia sono stati espressi 1.994 voti validi, pari al 14,4% del totale dei voti validi espressi all’estero [7]. I romeni in Italia hanno votato in maniera chiara per i partiti conservatori e di destra: il 37,2% dei suffragi è andato al PDL (Partito Democratico Liberale), il 19% alla formazione nazionalista e di estrema destra PRM (Partito Grande Romania) e solo 12,5% alla formazione socialista del PSD.
In generale dunque sia i romeni in Italia che quelli in patria hanno dimostrato uno scarso interesse per la prima elezione dei propri rappresentanti al Parlamento Europeo, sia nel caso del voto in Italia per candidati italiani, sia in quello del voto in Italia per candidati romeni. Confrontando i dati, comunque, si può affermare che l’opzione di voto per candidati italiani non sia stata particolarmente sfortunata ma anzi, alla luce del secondo dato, ha riscontrato un successo leggermente maggiore.
Sempre il 6 e 7 giugno 2009, i romeni residenti nel nostro paese hanno avuto l’opportunità di votare anche per il rinnovo di moltissimi consigli comunali e per l’elezione diretta dei rispettivi sindaci. L’elettorato attivo e passivo dei cittadini comunitari alle elezioni comunali, infatti, è stato previsto dalla direttiva 94/80/CE, recepita in Italia con il D.Lgs., 12 aprile 1996, n. 197 [8]. Come si è già detto, l’iscrizione alle liste elettorali aggiunte non è automatica e i cittadini comunitari, come per le elezioni europee, hanno dovuto presentare una domanda entro il termine di 90 giorni precedenti le consultazioni.
Il voto del 2009 ha interessato alcune città e comuni molto interessanti dal punto di vista della presenza romena. Si tratta soprattutto di comuni della cintura torinese, della provincia romana o di piccoli comuni del centro Italia dove la loro presenza è andata crescendo in maniera notevole negli ultimi anni e dove la possibilità di un’ incidenza reale sui risultati elettorali è stata paventata alla vigilia del voto. In realtà, analizzando i dati sulle richieste di iscrizioni alle liste elettorali aggiunte di tutti i Comuni al voto, non emerge in nessun caso una percentuale di iscritti romeni così alta da poter incidere significativamente sull’esito elettorale anche se, in alcuni casi, gli scarti di voto tra i candidati-sindaco sono stati molto ridotti.
Vediamo qualche esempio delle richieste di iscrizione in alcuni comuni, per comprendere l’interesse dei romeni per questa forma di partecipazione politica rivolta al contesto di residenza.
Ciò che emerge da una rapida analisi dei dati è una differenza sostanziale tra i Comuni della cintura torinese e quelli della provincia romana, caratterizzati da una forte presenza romena. Le richieste in Piemonte sono state piuttosto basse: nel Comune di Collegno solo 52 iscritti, 42 nel Comune di Rivoli (mentre 212 sono stati gli iscritti nel Comune di Settimo Torinese (0,05% sul totale degli elettori). Nella provincia romana, invece, le richieste sono state leggermente più alte: a Guidonia Montecelio 942 romeni iscritti (4.871 residenti e 0,1% sul totale elettori), 539 ad Aprilia (0,1%), 524 nel Comune di Fonte Nuova (2167 romeni residenti e 0,2% sul totale elettori), 231 nel piccolo Comune di S.Angelo Romano (436 residenti e 0,7% sul totale elettori) fino a raggiungere la quota percentuale più alta nel piccolo Comune di Marcellina (943 romeni residenti) dove 231 romeni si sono iscritti, pari all’1% dell’intero elettorato [9].
Nel resto d’Italia le quote di iscritti romeni sul totale degli elettori sono rimaste, nelle migliori delle ipotesi, sempre comprese tra lo 0,05 e lo 0,1%. Nelle città capoluogo dove si è votato i romeni non hanno dimostrato di essere particolarmente interessati: 438 si sono iscritti a Cremona (3.311 romeni residenti), 407 a Bologna (5.047 romeni residenti), 283 a Firenze (5.846 romeni residenti). Padova (7.165 romeni residenti) è stato il capoluogo col maggior numero di romeni iscritti nelle liste aggiunte con 773 richieste pervenute. Si tratta evidentemente di quote molto piccole e perlopiù insignificanti sull’esito del voto, anche se potenzialmente determinanti. Va detto infatti che la percentuale di chi si è iscritto sul totale dei residenti è stata piuttosto bassa in tutti i Comuni considerati. Qualora in futuro la quota di residenti che deciderà di votare cresca, in alcuni casi il voto romeno potrebbe diventare realmente determinante, specie nei Comuni più piccoli che ospitano comunità consistenti. Nelle scorse elezioni, ad esempio, nel Comune umbro di Marsciano (Pg) si sono iscritti 126 romeni a votare e lo scarto tra i candidati sindaco più votati è stato di appena 600 voti; considerato che i romeni residenti nel piccolo borgo sono quasi 800, va da sé che una mobilitazione maggiore potrebbe essere effettivamente determinante per la scelta del primo cittadino.
Il voto per il paese d’origine: le elezioni presidenziali romene del 2009
Un ultimo aspetto interessante da osservare, in questa breve analisi sul voto della comunità romena in Italia, è la partecipazione elettorale ed il comportamento di voto per le elezioni presidenziali romene che si sono tenute, in due turni, tra novembre e dicembre 2009. L’analisi di questo external vote, insieme a quella della partecipazione in Italia per le Elezioni Europee e Comunali può permettere di apprezzare le differenze tra una forma di partecipazione rivolta all’home country ed altre rivolte all’host country. L’obiettivo è quello di riflettere sui diversi significati che la comunità romena in Italia attribuirebbe alle forme di partecipazione politica per il paese in cui vivono e per quello da cui vengono, anche per provare a fare un primo bilancio del livello di integrazione, soprattutto politica, della comunità di immigrati più consistente nel nostro paese.
Le elezioni Presidenziali romene, il cui primo turno si è tenuto il 22 novembre 2009 e il secondo turno di ballottaggio il 6 dicembre 2009, hanno sancito la vittoria del Presidente uscente, il conservatore Traian Băsescu. Le Presidenziali hanno visto il coinvolgimento dei romeni che vivono nel mondo visto che il diritto di voto all’estero può essere esercitato presso i seggi che le Autorità consolari allestiscono all’estero. In totale i voti espressi all’estero dalla diaspora romena sono stati 147.754 al secondo turno [10]. Nel nostro paese sono stati allestiti 55 seggi di cui 13 nel Lazio, 9 in Lombardia, 7 in Piemonte, 4 in Toscana e Veneto e il resto nelle altre regioni. In totale si sono recati a votare per il loro Presidente 42.676 romeni residenti in Italia [11].
La Regione che ha espresso più voti è stata proprio il Lazio con 12.358 votanti, dove sono stati allestiti seggi anche in quei Comuni (Marcellina, Fonte Nuova, Guidonia) dove si erano raggiunte le quote più significative di partecipazione nelle elezioni comunali italiane. Oltre ai 5 seggi istituiti nel solo territorio di Roma è stato anche allestito un seggio ad Acilia, quartiere romano a metà strada tra la città e il litorale, dove si è raggiunta la quota significativa di 1.002 votanti. In particolare, in alcuni Comuni laziali è possibile fare un confronto immediato con il numero di elettori iscritti per le comunali di giugno: a Fonte Nuova, ad esempio, si è passati da 524 iscritti al voto per le Comunali (e quindi presumibilmente il numero dei votanti è stato inferiore) a 875 votanti effettivi per le presidenziali. Trend di crescita ancora più alto anche nel piccolo Comune romano di Marcellina dove si è passati da 231 iscritti al voto per le comunali a 638 votanti effettivi per le presidenziali di dicembre [12].
Nelle altre regioni italiane si sono ugualmente ottenuti risultati di partecipazione più alti rispetto alle elezioni italiane. In Lombardia hanno votato 6.662 romeni, di cui 2.034 nell’unico seggio di Milano. Nella Provincia di Lodi, dove si è votato anche per il rinnovo di 49 amministrazioni comunali nel giugno 2009, si è passati da 82 romeni iscritti al voto in tutta la Provincia (dato Min.Interno) a 708 votanti nel seggio di Lodi per le elezioni presidenziali romene.
In Piemonte hanno votato 5.118 romeni, di cui 1.781 nel seggio istituito a Torino.
La grandissima maggioranza dei romeni in Italia ha votato pe Băsescu, il candidato conservatore alla presidenza che ha ottenuto in totale, tra i romeni d’Italia, il 77,7% contro il 22,2% ottenuto da Mircea Dan Geoana. Il candidato conservatore ha prevalso in tutti i 55 seggi dove si è votato in Italia, ottenendo la percentuale più alta a Torino (86% contro il 14% di Geoana) e la più bassa a Trieste (60% contro il 40% di Geoana) [13].
In generale, dunque, è possibile rilevare l’immigrazione romena in Italia ha manifestato un interesse maggiore rispetto a quello per le precedenti consultazioni europee (nelle due versioni analizzate) e comunali italiane. La mobilitazione per partecipare all’elezione del proprio presidente, in altre parole, è stata ovunque maggiore rispetto a quella registrata per il rinnovo dei sindaci o per l’elezione dei rappresentanti di Bruxelles.
Le cause di questa differenza osservabile sono certamente molteplici ma un ruolo fondamentale è giocato dalla scarsa anzianità migratoria della comunità romena in Italia, ancora fortemente legata alla vita politica del proprio paese. E’ probabile che molti di loro, pur vivendo e lavorando in Italia, abbiano comunque l’idea di rientrare in Romania un giorno e ciò giustificherebbe l’interesse attivo per le vicende politiche della madrepatria. D’altro canto il clima di intolleranza ed ostilità che, negli ultimi anni, ha investito i migranti presenti nel nostro paese ha limitato la partecipazione attiva nel luogo di residenza a poche centinaia di persone.
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[1] Fonte: Istat, 2009
[2] I dati relativi ai cittadini romeni residenti sono dati Istat aggiornati al 1 gennaio 2009; i dati relativi alle iscrizioni nelle liste elettorali per le elezioni comunali sono dati della Direzione Centrale per i Servizi Elettorali del Ministero dell’Interno.
[3] Per quanto riguarda i singoli Comuni i dati diffusi dalle Amministrazioni hanno registrato: a Roma 915 richieste di iscrizione a fronte di 92.258 residenti, 635 iscritti a Torino dove risiedono 47.675 romeni e 232 iscritti a Milano che ospita una comunità romena di 8.283 residenti.
[4] Non è possibile sapere quanti dei romeni in Italia si siano effettivamente recati alle urne poiché il dato non viene aggregato e si renderebbe necessario un lavoro di conteggio a partire dai verbali delle singole sezioni elettorali.
[7] Secondo i dati ufficiali dell’Ufficio Elettorale Centrale Romeno il totale degli elettori per le Elezioni Europeee era di 18.197.316, compresi gli elettori all’estero. I votanti sono stati 5.035.299 (27,7%), di cui 14.330 nelle sezioni all’estero. Tra questi 1.396 voti espressi in Moldova, 1.994 in Italia, 1.112 in Francia, 1.030 in Spagna, 928 in Belgio e il resto negli altri paesi. Fonte: Ufficio Elettorale Centrale Romeno
[8] L’art.1 del D.Lgs recita: “ l'iscrizione nelle liste elettorali aggiunte consente ai cittadini dell’Unione l'esercizio del diritto di voto per l'elezione del Sindaco, del Consiglio del Comune e della circoscrizione nelle cui liste sono iscritti, l'eleggibilità a Consigliere e l'eventuale nomina a componente della Giunta del Comune in cui sono eletti Consigliere, con esclusione della carica di Vice Sindaco".



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