Analisi e commenti

  • Agosto
    Data: 28.08.2010

    Giovanna Zincone

    I paesi neocomunitari non possono pensare di continuare a ‘convogliare’ minoranze scomode sui vecchi membri, i vecchi membri non possono pensare di risolvere i loro problemi rispedendo in blocco Rom comunitari al mittente. La Commissione dell’Unione Europea ha rimproverato a suo tempo l’Italia e ora la Francia per aver interpretato in modo troppo estensivo i limiti posti alla libera circolazione dei cittadini dei paesi membri dalla Direttiva del 2004. Tuttavia questi limiti ci sono e in questi giorni di polemica molti li hanno ricordati: il cittadino comunitario non solo non deve rappresentare un rischio per la sicurezza, la salute e l’ordine pubblico del paese ospitante, ma neppure un ‘irragionevole onere ’ per l’assistenza sociale, si può quindi pretendere che certifichi un minimo di reddito se vuole risiedere e non semplicemente soggiornare per massimo tre mesi.

    La stessa Direttiva non rinuncia però ad applicare alcuni principi chiave della civiltà giuridica europea: la proporzionalità della pena e perciò chiede che le eventuali espulsioni siano una sanzione estrema e comminata ai casi più gravi; la praticabilità delle ingiunzioni e quindi che si dia almeno un adeguato preavviso a chi deve lasciare il territorio; il diritto a ricorrere; la non discriminazione, quindi che l’espulsione avvenga sulla base di responsabilità e inadempienze individuali e non con riferimento a un carattere collettivo quale l’appartenenza a minoranza etniche.

    Anche Alemanno ha ricordato alcuni di questi inamovibili paletti. Dunque, se e finché la Direttiva non sia riformata, posto che sia opportuno farlo, i Governi dei paesi membri devono attenersi alle procedure richieste. Quella dei Rom è un’emergenza europea, come è stato rilevato dal Programma delle nazioni Unite per lo Sviluppo, e come il Parlamento Europeo ha evidenziato più volte, va trattata quindi trattata di concerto a quel livello, ma è tuttavia una questione che si affronta soprattutto con interventi a livello locale e nazionale. Ai vari livelli servirebbero linee guida stabili, sensate, preferibilmente condivise. Per ora così non è. Si stanno scontrando soluzioni e immaginari antitetici, ugualmente inadeguati.

    Non è saggio interpretare la minoranza Rom semplicemente come una comunità di vittime da proteggere o peggio ancora come un gruppo la cui specificità culturale giustificherebbe crimini e atti devianti. D’altra parte, non si può rinchiudere un’intera variegata comunità dentro una visione stereotipata e peggio ancora condannarla in blocco come irrimediabilmente persa al vivere civile. Penso, ad esempio, a due sentenze speculari: la prima fu esageratamente generosa un padre che utilizzava i figli per rubare tirando in ballo una presunta specificità culturale, l’altra sentenza evidenziò in una ragazzina di 15 “concreti rischi di recidiva” perché “l’adesione agli schemi di vita Rom per comune esperienza determinano nei loro aderenti il mancato rispetto delle regole”.

    Gli stereotipi a doppio taglio fanno comunque danni. Una malintesa tolleranza non aiuta ad uscire dal ghetto e la sola severità di certo non basta. Non si possono ignorare gli alti tassi di devianza, i troppo frequenti comportamenti scorretti nei confronti di donne minori, ma sarebbe un madornale errore considerarli ‘normali’ per loro, una seconda natura. Molti dei suoi membri non seguono comportamenti scorretti. Inoltre bisogna chiedere a tutti i membri di questa comunità di rispettare le regole, ma metterla al contempo in condizione di farlo. Una parte troppo vasta di loro vive ancora in condizioni igieniche e abitative inaccettabili. Mandare i figli a scuola da campi decentrati e non collegati è spesso difficile. Chi vuole trovare lavoro deve superare un solido muro di pregiudizi. Le aspettative di vita dei Rom sono mediamente molto più basse del resto degli italiani perché hanno minore accesso ai servizi sanitari e vivono in contenti insalubri.

    Quando l’alto commissario dell’ONU per i diritti Umani, Navi Pillay, ha visitato il nostro Paese ha espresso considerazioni poco lusinghiere: “Sono rimasta profondamente scioccata dalle condizioni dei campi”, ha detto dopo aver visitato il campo nomadi di Via Marchetti a Roma. “Per un momento ho pensato di essere in uno dei Paesi in via di sviluppo più poveri e non in uno dei Paesi più ricchi al mondo”. I Rom sono particolarmente impopolari nel nostro paese. Non li vorrebbe come vicini di casa il 47% degli italiani contro una media europea del 24%. Una ricerca del 2010 sui giovani italiani su una scala di simpatia che va 1 a 10 ha segnato per i Rom e Sinti il voto minimo tra tutti i gruppi citati: 4,1. I

    n Italia, a livello locale, sono già state sperimentate misure di successo a cui ispirarsi per varare finalmente un piano di intervento nazionale. Ma nell’ultima campagna per le elezioni regionali, le amministrazioni che avevano utilizzato fondi per creare per condizioni di vita accettabili per i Rom sono state accusate di sottrarre risorse a cause più degne. Limitarsi a sparare sugli ‘zingari’ elettoralmente rende. Se si torna alle urne, aspettiamoci il peggio.

  • Luglio
    Data: 16.07.2010
    Giovanni Picker (FIERI e Università di Milano-Bicocca)

    Le condizioni sociali, politiche ed economiche della minoranza rom stanno riconquistando spazio nell’agenda pubblica europea, in particolare dopo l’accesso dei paesi dello spazio orientale, in cui tali condizioni stanno diventano di anno in anno sempre più precarie. Anche in Italia il dibattito politico su inclusione sociale e cittadinanza nel caso dei rom ha visto uno sviluppo accelerato negli ultimi tre anni, mentre il dibattito culturale e scientifico su questi temi è solo all’inizio. Tuttavia, un segnale di vitalità viene dall’importante convegno internazionale “La condizione giuridica di rom e sinti in Italia”, che si è svolto dal 16 al 18 giugno scorsi all’Università di Milano-Bicocca. Queste note intendono riassumere le questioni principali emerse durante le tre giornate (sul sito rom.asgi.it si possono scaricare i materiali: programma, interventi, documentazione e norme internazionali, comunitarie e nazionali).

    Data: 06.07.2010
    Giovanna Zincone, La Stampa 4 Luglio 2010

    Nel mito americano e in quello italiano le immagini delle migrazioni sono speculari. Il Presidente Obama ha voluto ricordare con forza nel suo discorso all’American University che gli Stati Unitisono diventati una grande nazione grazie all’immigrazione. L’Italia, invece, sente ancora l’impronta del suo passato di paese di emigrazione. 
  • Giugno
    Data: 28.06.2010

    Testo a cura di Roberta Ricucci. Per una panoramica completa delle slide cui si fa riferimento nell'articolo, clicca qui.

    I figli dell’immigrazione crescono. Soprattutto le nuove leve, nate da coppie di genitori stranieri. Si tratta delle vere e proprie seconde generazioni, ossia di coloro che nascono nel paese di immigrazione dei padri e delle madri. A loro, che nel 2009 hanno rappresentato il 13,6% dei nati, si affiancano le altre generazioni di minori stranieri [slide 1]. Ovvero quelle “ 1,75”, “ 1,5” e “ 1,25” secondo la definizione decimale di Rumbaut (1997), che distingue il variegato universo dei figli dell’immigrazione secondo differenti modalità in virtù del momento dell’arrivo (o nascita) nel paese in cui i genitori si sono trasferiti. Sono le generazioni dei figli ricongiunti, declinate in base all’età di arrivo nel paese verso cui i genitori sono emigrati: entro i 6 anni (generazione 1,75); dai 6 ai 14 (1,5) dai 14 entro i 18 (1,25).

    La crescita del numero di figli dell’immigrazione avviene soprattutto per il contributo delle nascite, non solo di coloro che hanno entrambi i genitori con cittadinanza non italiana, ma anche dei figli di coppie italo-straniere. In quest’ultimo caso si tratta di minori “italiani”, ma, come ha dimostrato Gilardoni (2008), per nulla al riparo delle difficoltà di inserimento e di integrazione scolastica [slide 2]. La distribuzione territoriale della presenza minorile straniera o di origine straniera interessa soprattutto il Nord Italia, con una prevalenza delle città di medie dimensioni, ad eccezione di Torino, unico capoluogo di regione che si ritrova nella classifica delle prime venti province con la maggior quota di nati da almeno un genitore straniero [slide 3].

    L’osservatorio privilegiato per cogliere lo sviluppo e l’incremento delle giovani generazioni è la scuola [slide 4 e slide 5]. Da due anni, le statistiche del Miur distinguono gli studenti stranieri, fra nati all’estero e nati in Italia. Una distinzione necessaria per garantire le giuste opportunità formative a chi arriva dall’esterno e a chi ha, invece, una carriera scolastica tutta italiana, ma non per questo non ha bisogno di attenzioni specifiche [slide 6]. In quest’ultima situazione si trovano soprattutto i bambini nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole primarie, mentre nei cicli d’istruzione successivi è ancora maggioritaria la quota degli allievi stranieri nati all’estero. Entrambi i dati sono interessanti: da un lato, sottolineano la relativa novità del fenomeno migratorio in Italia (e quindi del peso di figli nati altrove e chiamati in Italia da adolescenti) e, dall’altro, il potenziale delle giovani leve. I bambini nelle scuole materne e gli alunni nelle scuole primarie saranno gli allievi di domani nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, andando ad irrobustire l’incidenza della componente con cittadinanza non italiana sul totale della popolazione scolastica. Interessante sarà verificare se continuerà l’importanza dei canali di istruzione e formazione professionale per gli allievi non italiani, ad oggi significativi [slide 7].

    Sul versante delle performances, il ritardo che coinvolge gli studenti stranieri va letto con cautela, tenendo conto dei comportamenti delle scuole (non sempre l’inserimento a scuola avviene nella classe corrispondente all’età anagrafica), delle richieste delle famiglie (retrocessione di un anno per irrobustire la competenza nella lingua italiana) e delle contingenze (arrivo in Italia ad anno scolastico avviato) [slide 8 e slide 9].

    Le difficoltà nei percorsi di istruzione superiore si andranno attenuando con l’aumento del numero degli anni di scuola trascorsi in Italia, ma anche con la crescente diffusione di metodologie e strumenti didattici utili per accompagnare al successo scolastico studenti per cui la lingua italiana è la lingua seconda. I primi risultati di questi sforzi sono raccontate dalle storie di studenti universitari stranieri, iscritti negli atenei italiani con un diploma italiano [slide 10, slide 11 e slide 12]. Si tratta ancora di una piccola percentuale a fronte della maggioranza di studenti iscritti dall’estero, ma il trend è positivo e nel prossimo futuro sarà da approfondire.

    Alcune segnalazioni bibliografiche

    Besozzi, E. , Colombo, M., Santagati, M. (2009), Giovani stranieri, nuovi cittadini. Le strategie di una generazione ponte, Milano, Franco Angeli.
    Dalla Zuanna, G., Farina, P. e Strozza, S. (2009), I nuovi italiani. I giovani immigrati, cambieranno il nostro paese?, Il Mulino, Bologna.
    Gilardoni, G. (2008), Somiglianze e differenze. L’integrazione delle nuove generazioni, Franco Angeli, Milano.
    Luciano, A., Demartini, M., Ricucci, R. (2009),L’istruzione dopo la scuola dell’obbligo. Quali percorsi per gli alunni stranieri?, in G. Zincone (a cura di) Immigrazione: segnali di integrazione. Sanità, scuola e casa, Bologna, Il Mulino, pp. 113-156.
    Ravecca, A. (2009), Studiare nonostante. Capitale sociale e successo scolastico degli studenti di origine immigrata nella scuola superiore, Milano, Franco Angeli.
    Ricucci, R. (2010), Italiani a metà. Giovani stranieri crescono, Bologna, Il Mulino.
    Rumbaut, R. (1997), Assimilation and its Discontents: Between Rhetoric and Reality, in “International Migration Review”, n. 31, n. 4, pp. 923-960.

    Data: 11.06.2010
    Testo della lectio magistralis tenuta a Modena il 27 maggio 2010, presso il teatro della Fondazione San Carlo, in occasione della quinta edizione della «Lettura annuale Ermanno Gorrieri», promossa dalla «Fondazione Ermanno Gorrieri per gli studi sociali».
    Segnaliamo contestualmente anche la pagina web del convegno "La condizione dei rom e dei sinti in Italia".

    1. L’apologo della cicogna: chi combatte quale disuguaglianza originaria e chi riesce meglio?

    Vorrei iniziare con un apologo. Una cicogna deve consegnare 5 bambini. I paesi in cui deposita i piccoli presentano non solo aspettative di vita e redditi pro capite [1], ma più in generale condizioni e prospettive di esistenza diverse [2]. La cicogna lascia il primo bambino in Norvegia, il secondo negli Stati Uniti, il terzo in Congo (Kinshasa), il quarto a Singapore, il quinto in Arabia Saudita. In qualunque famiglia norvegese il nostro piccolo capiti, è difficile che gli vada troppo male, si tratta, infatti, di un paese con alte aspettative di vita, un reddito pro capite notevole con una distribuzione relativamente ugualitaria, un differenziale salariale basso e in diminuzione nel tempo, un welfare robusto anche a sostegno dei bambini. Negli Stati Uniti, dove la distribuzione del reddito è fortemente e crescentemente sbilanciata, i differenziali salariali sono alti e in aumento (Borjas, ed. it. Cappellari; Del Boca, Del Boca; Venturini, 2010), il nostro neonato può finire molto bene ma anche piuttosto male: magari in sorte ad una mamma adolescente e single, peggio se nera o latina, e restare incastrato in una trappola di povertà [3]. A Singapore non correrà grandi rischi di povertà o emarginazione sociale, ma è meglio che la nostra cicogna eviti un nido di dissidenti. In Congo, le probabilità di una cattiva esistenza sono in ogni caso altissime, così come in tutti i paesi miseri e attraversati da conflitti: lì neppure la vita dei pochi privilegiati è serena e sicura. In Arabia Saudita, un maschietto potrebbe avere alcune garanzie di benessere, anche se non di libertà, ma è bene che la nostra cicogna non depositi una bambina, che vivrebbe nel migliore dei casi in una gabbia vagamente dorata. In altri paesi va anche peggio: le cicogne in viaggio con le bambine – come sappiamo – sono troppo spesso rispedite al mittente. È noto che in Cina e nel Nord dell’India nascono circa 120 maschi ogni 100 femmine. E, seppure in misura meno drammatica, il fenomeno riguarda anche una parte dell’ex Unione Sovietica e non si limita alle classi meno istruite e povere. L’ecografia ha reso, infatti, più semplice la selezione per le famiglie che ne possono usufruire, e che non sono necessariamente le meno attrezzate economicamente o culturalmente.


  • Maggio
    Data: 05.05.2010
    Di Giovanna Zincone, Presidente di FIERI (Aprile 2010)

    Intorno alla questione della integrazione dei Rom, si sta intensificando il dibattito a livello europeo. Poche settimane fa, si è tenuto a Cordoba il Secondo Summit Europeo sulla Inclusione dei Rom. In quell’occasione, la Commissione europea ha presentato un’articolata “Comunicazione sulla “integrazione economica e sociale dei Rom in Europa”. Su questo tema, con particolare riferimento alla situazione italiana, pubblichiamo un’analisi della professoressa Giovanna Zincone, preparata per un’audizione dinnanzi alla Commissione Diritti Umani del Senato della Repubblica, nel quadro della Indagine conoscitiva sulla condizione di Rom e Sinti in Italia. 


  • Aprile
    Data: 27.04.2010
    Le problematiche relative agli Istituti di pena italiani rappresentano uno degli argomenti di più stretta attualità, anche in relazione alla popolazione carceraria di origine straniera.
    Per capire l'entità ed i contorni del fenomeno abbiamo intervistato Massimo Pastore, avvocato del Foro di Torino e dell'ASGI.


    Le foto presenti in questo articolo sono di Fabrizio Villa e fanno parte del reportage "Islam in galera" condotto tra gli altri luoghi, nel carcere di San Vittore a Milano e in quello di Sollicciano a Firenze. www.fabriziovilla.it

    L'articolo fa riferimento anche alle elaborazioni dati sviluppate da FIERI

    Data: 14.04.2010
    Si è da poco conclusa la ricerca promossa da FIERI dal titolo "Giovani e territorio. Percorsi di integrazione di ragazzi italiani e stranieri in alcune province del Piemonte" che aveva l'obiettivo di indagare, attraverso una survey, i percorsi di inserimento di giovani di ‘seconda generazione’ e analizzare le dinamiche relazionali tra coetanei (italiani/stranieri), in famiglia, a scuola, e nelle altre agenzie di socializzazione (associazioni, luoghi di culto, gruppi sportivi, ecc.) [ leggi il Rapporto di ricerca].
    La ricerca ha preso in considerazione tre province del Piemonte (Torino, Alessandria e Asti), è stata finanziata dalla Compagnia di San Paolo e ha ottenuto il supporto delle prefetture dei territori interessati, oltre al sostegno dell’Università del Piemonte Orientale. Michael Eve ha curato la supervisione scientifica e Roberta Ricucci ha coordinato la ricerca.

    Abbiamo intervistato Roberta Ricucci (autrice del libro neoedito Italiani a metà, Il Mulino), cui abbiamo chiesto di presentare i risultati dell'indagine.


    Data: 14.04.2010

    Una ricerca condotta nel 2005 sul “Immigrazione e carcere” in Piemonte rilevava come la componente straniera nelle carceri della regione fosse significativa (40%, di cui il 51% titolari di una posizione giuridica definitiva, ossia con sentenza e condanna). Le presenze maggiori riguardavano gli istituti, con funzione prevalente di custodia cautelare e grande mobilità individuale, del capoluogo e di qualche altra provincia, mentre la percentuale diminuiva negli istituti con popolazione stabile e prevalentemente in esecuzione di pena.

  • Marzo
    Data: 17.03.2010

    Di Giovanni Picker (FIERI e Università di Milano-Bicocca), 17 marzo 2010. Le foto dell'articolo sono di Catalina Tesar e sono scattate a Torino.

    Rom e Sinti in Italia. Tra stereotipi e diritti negati, a cura di Roberto Cherchi, and Gianni Loy, Roma, Ediesse, 2009, 268 pp., € 15, ISBN 978-88-230-1365-0

    Politiche possibili. Abitare le città con i Rom e i Sinti, a cura di Tommaso Vitale, Roma, Carocci, 2009, 299 pp., € 31, ISBN 978-88-430-5049-9Ne

    Ne Il complotto contro l’America (The plot against America, 2004), Philip Roth costruisce un’ucronia descrivendo le politiche anti-semitiche di un immaginario governo USA durante la seconda guerra mondiale. La cronaca degli eventi è narrata dal piccolo Philip, nove anni, la cui perspicacia emotiva riesce a trasmettere al lettore l’impressionante escalation con cui panico morale, politiche pubbliche e infine violenza di stato acquisiscono il carattere di quotidiana banalità agli occhi dei non-ebrei del suo quartiere, Newark. Tale scenario presenta alcune similarità con le azioni istituzionali portate avanti recentemente in Italia nei confronti di Rom e Sinti.

  • Febbraio
    Data: 08.02.2010
    Giovanna Zincone, La Stampa 8 Febbraio 2010

    La cittadinanza dell’Unione europea e quelle dei singoli paesi membri seguono due logiche antitetiche. Il permesso di soggiorno a punti rischia di imitare quella sbagliata. Vediamo perché.

  • Gennaio
    Data: 13.01.2010
    Giovanna Zincone, La Stampa 12 Gennaio 2010

    Le decisioni pubbliche italiane presentano falle ricorrenti, che prescindono dal colore politico dei proponenti. La prima consiste in annunci di fondamentali novità che, una volta illustrate, finiscono per rivelarsi come suggerimenti a fare quel che in gran parte già si faceva. E’ andata così con il tetto del 30% per i bambini stranieri.
    Data: 11.01.2010
    Le reazioni della comunità romena in Italia alla pellicola di Bobby Paunescu.
    Intervista a Pietro Cingolani a cura di Giacomo d’Alelio. Liberazione, 6 Gennaio 2010.

    «Ho visto il film in Romania e le parole, che in Italia hanno fatto gridare allo scandalo, sono curva per la Mussolini, e cacat per il sindaco di Verona Tosi. La lingua romena è polisemantica, la stessa parola vuol dire più cose. E come mi diceva una studentessa romena che studia in Italia, il popolo, quando si riferisce ai propri politici, per manifestare delusione, ne parla come dei curva: persone con due facce, false, da qui puttana… Ma lo dicono anche del presidente Basescu! E cacat è la persona che non agisce, debole, per questo merda. Ben lontani dai significati così forti della versione italiana!» Inizia così la nostra conversazione su Francesca di Bobby Paunescu, portatore di tanta ira in Italia, Pietro Cingolani, giovane antropologo, un corso all’Università di Torino, ricercatore presso Fieri (Forum internazionale ed europeo di ricerche sull’immigrazione), autore di “Romeni d’Italia” edito da Il Mulino, che, pubblicato nel 2009, e presentato all’Accademia di Romania a Roma, in sala l’Ambasciatore Razvan Victor Rusu, continua la sua strada di sensibilizzazione con il prossimo incontro che si terrà il 21 gennaio alla Biblioteca Civica di Terni voluto dall’Associazione italo-romena “Il  Pettirosso”.
    Data: 11.01.2010
    A cura di Matteo Scali

    Per lei la politica è fare servizio. Lo puntualizza nel momento in cui affrontiamo le tematiche amministrative del piccolo comune di Piscina di Pinerolo (3362 abitanti al 31 dicembre 2008) in cui è stata eletta consigliera comunale lo scorso 6 giugno. E' stata la più votata dopo il sindaco, viene dalla Romania, cita la Costituzione Italiana e ha le idee chiare sulla sua scelta di impegnarsi attivamente nella politica locale. "Trovandomi in Italia da diversi anni ho sperimentato in prima persona quanto sia difficile prendere parte attiva alla vita pubblica di questa mia nuova terra".

    Alina Toderici è in Italia da 13 anni, dopo aver sposato il suo attuale marito, cittadino italiano. In provincia di Torino, come altrove, nei piccoli paesi erano poche e molto definite le figure guida, influenti anche sulla politica ocale: il maestro, il prete, il medico. È probabilmente anche questo il caso di Alina Toderici, eletta consigliera comunale anche per via della propria professione, che le ha permesso di conoscere profondamente persone diverse da lei in una terra che non era la sua.

    Oggi lavora come segretaria in uno studio medico del paese e questo, ammette, è stato uno dei fattori che hanno influito sulla sua elezione. Un lavoro a contatto con i pazienti che in questo modo hanno potuto conoscere la persona, il suo lavoro e le sue sensibilità. Sensibilità che la Consigliera Toderici ha riportato nel suo cammino politico all'interno dell'Amministrazione, mettendo a frutto gli studi da infermiera professionale e il percorso lavorativo ed occupandosi degli aspetti legati alle politiche sociali.

    Sono stati cinque i consiglieri comuniali romeni eletti il 6 giugno scorso nei consigli comunali italiani. Un numero piccolo se lo si affronta in termini assoluti, ma che diventa enorme se considerato dal punto di vista simbolico. Non si tratta infatti di un mero elenco di nomi e ma si tratta della punta di iceberg di una realtà ormai consolidata in tutta la Penisola: la presenza stabile di una comunità romena attestata intorno al milione di presenze. Un corpus elettorale decisamente ampio, con diritto di voto per le elezioni comunali e con un'attività politica per lo più passiva, limitata, quando presente, all'esercizio del diritto di voto. Ci sono poi i casi come Alina, che decidono di impegnarsi attivamente nella vita amministrativa italiana, con un occhio rivolto alla politica del paese di provenienza.

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    Ascolta l'audio dell'intervista

    Data: 11.01.2010
    Introduzione a cura di Pietro Cingolani
    La Romania di oggi, a conclusione delle dibattute elezioni presidenziali, si presenta come un Paese in eterna trasformazione sociale ed economica, dove i cittadini si confrontano giorno per giorno con costi della vita cresenti e con le conseguenze di una recessione che si è abbattuta con più forza che in molti altri stati europei. Il PIL è passato da una crescita di +8% del 2008 a - 8% del 2009, si stima che con l’inizio del 2010 il tasso di disoccupazione sarà raddoppiato raggiungendo quasi il 10%, mentre il valore delle rimesse degli emigrati è caduto bruscamente.


    Data: 11.01.2010
    A proposito delle recenti tornate elettorali che hanno visto protagonisti i romeni residenti in Italia, abbiamo intervistato Miruna Cajvaneanu, ricercatrice e giornalista romena che vive in Italia, membro fondatore ed ex portavoce del Partidul Identitatea Romaneasca - Partito dei Romeni in Italia. Il suo blog ospita anche alcune video-interviste effettuate fuori dai seggi al secondo turno delle Presidenziali del 2009.

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    A cura di Matteo Scali

    Ascolta l'audio dell'intervista

    Data: 11.01.2010
    Come votano, o come voterebbero, se potessero, gli immigrati in Italia? Mentre il dibattito sulla riforma della legge sulla cittadinanza divide il Parlamento e il paese, questa domanda acquista una rilevanza crescente, non solo scientifica, ma anche politica. L’osservazione dei comportamenti elettorali della comunità romena ci consente di abbozzare una risposta, fondata non solo su congetture. In quanto cittadini comunitari di fresca investitura, infatti, i romeni in Italia hanno potuto votare alle Europee e alle Comunali del giugno 2009.

    Questi diritti politici di fonte sovranazionale si sommano alla facoltà di partecipare “da lontano” alle consultazioni indette nel loro paese. E’ quello che hanno avuto la possibilità di fare in occasione delle elezioni presidenziali svoltesi in due turni tra il 22 novembre e il 6 dicembre 2009. L’analisi dei comportamenti elettorali dei romeni in queste due tornate, svolta da Francesco Tarantino in questo articolo, ci offre preziose indicazioni su un aspetto del nostro futuro politico finora trascurato, ma destinato ad acquistare un peso crescente.

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    Data: 04.01.2010

    Cittadinanza. La legge va condivisa.

    Giovanna Zincone, La Stampa 2 Gennaio 2010

    Le decisioni pubbliche dovrebbero formare un puzzle dotato di qualche logica. Abbiamo sul tavolo la riforma della cittadinanza e il problema dei rinnovi dei permessi di soggiorno: è utile ripensarli insieme. Bisogna aspettare fino a 15 mesi per ottenere il rinnovo di un permesso, e 500.000 immigrati sono ancora in attesa.

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